Ogni tanto si
ferma a guardare le rose.
Avanza lentamente
appoggiandosi al bastone, ma oltre alle gambe è il braccio, ormai, che si è
indebolito. Nella bella stagione, a primavera, esce nel giardino all'alba,
sempre accompagnato dal Padre Prefetto e gli piace incamminarsi dove il
sentierino di acciottolato fa una curva. Da lì si vede tutta la città, che a
quell'ora è sovrastata dagli strilli dei gabbiani, mentre il sole, lentamente,
scalda l'acqua del fiume che si colora dei suoi riflessi aurei. Lui si ferma
ad osservare il creato, e i suoi occhi si riempiono di gioia, ma senza
abbandonare mai quel sentimento di timore verso tutto ciò che è vivo. Per
lo più, a dire il vero, all'alba è già alla scrivania a studiare, che è poi la
cosa che ama di più. Studiare Dio, quasi più che pregarlo. Questo, prima,
non si poteva fare. Prima c'era quella necessità di esserci, addirittura di
apparire, di spiegare, comunicare, di aprire le braccia e il cuore per - non sa
nemmeno se pronunciarlo, quel verbo, tanto lo sconvolge - per accogliere. Non
è mai stata cosa sua, l'abbracciare. Sin da piccolo nessuno glielo ha mai
insegnato o fatto vedere. Soprattutto nessuno glielo ha mai fatto sentire, l'abbracciare,
e questa è una cosa che gli è mancata per sempre, come nascere ammaccato, o
senza infanzia, o senza un dito.
Si alza,
improvviso, il vento.
L’orlo della
tunica svolazza a ondine che da lontano sembra una medusa nel mare, bianca
così. Sulla panchina, si siede un attimo a tirare il fiato. La vita stanca
e alla sua età il cuore trema sotto pochi passi. Prova vergogna per ciò
che ha deciso di fare? Lo avranno capito o come sempre è stato nella sua
esistenza, ha dovuto spiegare, spiegarsi, che è un gesto molto, molto vicino al
giustificarsi. Il giudizio dei fedeli, gli dissero. Il giudizio di
Dio. Gira la testa verso il Padre Prefetto che non ha mai smesso di
parlare e finalmente incrociano lo sguardo.
"Geht es
ihnen gut?" Chiede il Padre.
Il vento gli ha
inumidito gli occhi e sembra commosso, ma non è così. E’ il cuore, invece. Il
cuore sente che sta andando via. Quel cuore che aveva tanto cercato, adesso gli
suggeriva di stare lontano dal mondo, rifugiandosi tra testi sacri e storie
bibliche, nel frusciare lento delle pagine di antichi libri.
Adesso, ogni
tanto, si ferma a guardare le rose.
Alle suore capita
di incantarsi a osservarlo dalla finestra piccola del corridoio del secondo
piano. Quel prete minuscolo ancora vestito ostinatamente di bianco.
"Ma cosa
guarda?" chiede la giovane suora alla sorella anziana.
La suora anziana
non volta la testa; rimane a fissare il vecchio prete nel giardino, due piani
più in basso, ed emette un unico respiro lento e profondo, ma non sembra in
pena, anzi; gli occhi le sorridono, sebbene non muova nemmeno un angolo di
viso.
"Guarda le rose", risponde alla sorella che la sta osservando con gli occhi grandi dei giovani.
"Guarda le rose", risponde alla sorella che la sta osservando con gli occhi grandi dei giovani.
In fondo al lungo
corridoio, la fiammella di una candela vibra in silenzio, sotto lo sguardo innamorato
di una Madonnina di gesso.
"Le
rose?" chiede la giovane, voltando con grazia il viso verso il vecchio Papa.
Poi, con innocenza e sincerità, chiede alla Madre Superiora che si ostina a non
rivolgerle lo sguardo: "ma... Sorella, è febbraio. Ci sono solo le
spine".
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