giovedì 20 febbraio 2014

Lontano dal mondo



Ogni tanto si ferma a guardare le rose. 

Avanza lentamente appoggiandosi al bastone, ma oltre alle gambe è il braccio, ormai, che si è indebolito. Nella bella stagione, a primavera, esce nel giardino all'alba, sempre accompagnato dal Padre Prefetto e gli piace incamminarsi dove il sentierino di acciottolato fa una curva. Da lì si vede tutta la città, che a quell'ora è sovrastata dagli strilli dei gabbiani, mentre il sole, lentamente, scalda l'acqua del fiume che si colora dei suoi riflessi aurei. Lui si ferma ad osservare il creato, e i suoi occhi si riempiono di gioia, ma senza abbandonare mai quel sentimento di timore verso tutto ciò che è vivo. Per lo più, a dire il vero, all'alba è già alla scrivania a studiare, che è poi la cosa che ama di più. Studiare Dio, quasi più che pregarlo. Questo, prima, non si poteva fare. Prima c'era quella necessità di esserci, addirittura di apparire, di spiegare, comunicare, di aprire le braccia e il cuore per - non sa nemmeno se pronunciarlo, quel verbo, tanto lo sconvolge - per accogliere. Non è mai stata cosa sua, l'abbracciare. Sin da piccolo nessuno glielo ha mai insegnato o fatto vedere. Soprattutto nessuno glielo ha mai fatto sentire, l'abbracciare, e questa è una cosa che gli è mancata per sempre, come nascere ammaccato, o senza infanzia, o senza un dito. 

Si alza, improvviso, il vento. 
L’orlo della tunica svolazza a ondine che da lontano sembra una medusa nel mare, bianca così. Sulla panchina, si siede un attimo a tirare il fiato. La vita stanca e alla sua età il cuore trema sotto pochi passi. Prova vergogna per ciò che ha deciso di fare? Lo avranno capito o come sempre è stato nella sua esistenza, ha dovuto spiegare, spiegarsi, che è un gesto molto, molto vicino al giustificarsi. Il giudizio dei fedeli, gli dissero. Il giudizio di Dio. Gira la testa verso il Padre Prefetto che non ha mai smesso di parlare e finalmente incrociano lo sguardo. 
"Geht es ihnen gut?" Chiede il Padre.

Il vento gli ha inumidito gli occhi e sembra commosso, ma non è così. E’ il cuore, invece. Il cuore sente che sta andando via. Quel cuore che aveva tanto cercato, adesso gli suggeriva di stare lontano dal mondo, rifugiandosi tra testi sacri e storie bibliche, nel frusciare lento delle pagine di antichi libri. 

Adesso, ogni tanto, si ferma a guardare le rose. 
Alle suore capita di incantarsi a osservarlo dalla finestra piccola del corridoio del secondo piano. Quel prete minuscolo ancora vestito ostinatamente di bianco. 
"Ma cosa guarda?" chiede la giovane suora alla sorella anziana. 
La suora anziana non volta la testa; rimane a fissare il vecchio prete nel giardino, due piani più in basso, ed emette un unico respiro lento e profondo, ma non sembra in pena, anzi; gli occhi le sorridono, sebbene non muova nemmeno un angolo di viso.
"Guarda le rose", risponde alla sorella che la sta osservando con gli occhi grandi dei giovani.
In fondo al lungo corridoio, la fiammella di una candela vibra in silenzio, sotto lo sguardo innamorato di una Madonnina di gesso. 
"Le rose?" chiede la giovane, voltando con grazia il viso verso il vecchio Papa. Poi, con innocenza e sincerità, chiede alla Madre Superiora che si ostina a non rivolgerle lo sguardo: "ma... Sorella, è febbraio. Ci sono solo le spine".

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