venerdì 22 gennaio 2016

THE REVENANT
Primum vivere.
E' su questo che si sviluppa il teorema e la storia di uno dei film più belli che abbia mai visto.
Di Inàrritu non  so delineare i limiti: quando vidi Birdman pensavo che fosse un arrivo, e invece adesso so che era solo una splendida partenza.
Anche con 2001: A Space Odyssey pensai che il Cinema fosse concluso e invece, adesso...
Chi siamo di fronte al dolore, alla violenza, alla morte?
Perché continuare?
Per cosa lottare?
Per quanto decidere di andare avanti, e vivere?
Perché? Per chi?
Un uomo che ha perso tutto, che ha perso gli amori più grandi, continua - fortissimo e disperato - a respirare, a lottare, a non chiedersi nulla e a chiedersi tutto insieme, senza avere nessuna risposta se non se stesso, per quel che è, e ciò che rimane.
Mangiare, bere, uomo, donna recitava il titolo di un bellissimo film Taiwanese: l'essenza dell'Essere.
C'è la carne di cui siamo fatti, in questo film. C'è il nostro essere animali e Socrate nello stesso corpo.
C'è la vita che non si fa domande, ma risponde ad un istinto di sopravvivenza, qualunque sia il dolore. Nonostante il dolore.
Revenant siamo noi, e non a caso alla fine ci guarda negli occhi.
Tecnicamente assoluto, esteticamente dolcissimo, The Revenant va oltre il cinematografico e diventa pittorico e poi, ancora, diventa teatro per tornare Cinema in forma di thriller.
Arriverete esausti, alla fine, perché è un film folle, e come tutto ciò che è folle ci parla di istinto e passione, senza barriere.
Di Caprio interpreta Hugh Glass, che in inglese significa vetro, di vetro, bicchiere, occhiale. 
Freddo, ma anche trasparente, come l'inverno e l'anima nei quali si muove, e prova a sopravvivere.
Glass, ma noi potremmo anche chiamarlo Ulisse, Raskol'nikov, Ishmael.



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